La Sicilia ai tempi dei Borbone – Gaetano Basile

Dal libro di Gaetano Basile “La vita in Sicilia al tempo dei Borbone”

Carlo III di Borbone (Yo el Rey)

Carlo III di Borbone figlio secondogenito di Filippo V di Spagna ed Elisabetta Farnese diviene re di Napoli e di Sicilia. La Sicilia ritorna spagnola dopo l’intervallo austriaco, siamo nel 1735. Il re si stabilisce a Napoli pochi giorni dopo l’incoronazione lasciado in Sicilia come vicerè Bartolomeo Corsini.

Fu un buon re generoso, colto che costituisce una deputazione per l’assistenza all’infanzia abbandonata, realizza una lotta al brigantaggio, il censimento della popolazione, istituisce la giunta frumentaria, la giunta dei contrabbandi, e un supremo magistrato del commercio per tutelare i commerci e le produzioni dell’ulivo e del gelso con cui si nutrivano i bachi da seta specie nel messinese, tentò di riportare gli ebrei in Sicilia con un bando pur proibendo l’usura. A causa dei numerosi titoli che aveva in Parma, Piacenza, Napoli, Sicilia e Spagna si firmava “Yo el Rey”.

Ferdinando di Borbone (il re nasone)

Con la morte però del fratello Ferdinando, re Carlo III viene chiamato al trono di Spagna e gli succede il tuo terzo genito, non il primogenito infermo, non il secondogenito destinato al trono di Spagna. A causa della minore età del figlio Ferdinando, questo viene affidato a un consiglio di reggenza presieduto dal fidato ministro Bernardo Tanucci; Ferdinando parla il dialetto ed è più che altro interessato alla caccia.

A Ferdinando viene data in moglie la figlia di Francesco I d’Austria e Maria Teresa: Maria Carolina.

Palermo era, dopo Napoli, la più grande città d’Italia e cresceva più rapidamente di Roma e Torino, ma le costruzioni legali costituivano già un problema a metà 700 tanto da dover spostare le porte palermitane per poterle allineare alle nuove costruzioni abusive, inoltre le 72 maestranze, che erano corporazioni artigianali, avevano una parte importante nella vita della città e aspiravano al controllo politico, pertanto era necessario un governo energico. Per tale motivo Ferdinando cominciò a mettere numerosi aristocratici in prigione.

Arrivò in aiuto un diplomatico da Parigi, Domenico Caracciolo, con Luigi XVI che lo consolava ricordandogli che andava in uno dei posti più belli d’Europa. Caracciolo limitò i poteri del sant’uffizio ridimensionando i diritti dei nobili: si trattava di un tribunale sinistro tramite il quale venivano denunciati e condannati personaggi agiati cosicché chi li accusava poteva impossessarsi dei loro beni.  Infine, il Santo uffizio fu proprio abolito da Caracciolo.

Caracciolo dichiara inoltre a re Ferdinando che la superficie della Sicilia è il doppio di quello ufficiale, che non vi è alcun elenco delle terre dei nobili e dei loro possedimenti, che quindi non esono posti a oneri e vincoli, tassa il gioco delle carte e quello d’azzardo… viene quindi richiamato alla Corte di Napoli, aveva esagerato.

A Caracciolo segue Francesco d’Aquino che diverrà anche amante della moglie di Ferdinando Maria Carolina d’Austria. Egli arriva a proibire la monacazione dei minori e dei figli unici e anche questo è troppo per l’epoca, e Francesco viene avvelenato.

Siamo alla fine del ‘700, nel 1798, e i francesi occupano Malta e lo Stato Pontificio e volgono la loro attenzione su Napoli e Sicilia, vi è l’istituzione della Repubblica partenopea da parte della Francia che giunge a Napoli trionfante.

Con l’arrivo dei francesi quindi, il re Ferdinando e Maria Carolina, sotto l’opprimente protezione dell’Inghilterra, salpano alla volta di Palermo sulla nave dell’ammiraglio Horatio Nelson: è la prima volta che il re torna in Sicilia in quarant’anni di Regno; egli considera la Sicilia come una fonte utile a mantenere la propria Corte, e in questo caso un buon punto di partenza per riconquistare Napoli.

Nel 1802 i re vengono accolti in Sicilia festosamente in quanto credono di potersi affrancare dal Regno di Napoli, in realtà Ferdinando è giunto in Sicilia soltanto per poi rimpossessarsi nuovamente di Napoli, e quando Ferdinando riesce a tornare a Napoli, facendo credere a Napoleone di essere neutrali, i siciliani rimangono molto delusi.

Nonostante Maria Carolina mantenga una politica apparentemente neutrale tra l’Inghilterra e la Francia, di fatto ammette lo sbarco di numerose truppe inglesi e russe a Napoli. Tale atteggiamento scatena le ire di Napoleone, tanto da costringere nuovamente i due eredi a rifugiarsi in Sicilia.

Sir William Hamilton, ambasciatore inglese, viene ricoperto di numerosi doni e Maria Carolina stringe una forte amicizia con la moglie: Lady Emma. Proprio in onore di Lady Emma (secondo alcuni amante di Maria Carolina) viene preparata la zuppa inglese, dolce profumato con il più nobile e borbonico dei vini siciliani: il Marsala.

All’ammiraglio Nelson viene invece regalata la ducea di Bronte, luogo in cui l’ammiraglio non si recò mai: si pensa si sia trattata di una spiritosaggine del re come a ricordare il personaggio del ciclope Bronte, anch’egli privo di un occhio proprio come Nelson.

Nel corso del tempo l’Inghilterra teme che Maria Carolina appoggi in qualche modo i francesi, così nel 1812 viene costretta a salpare sulla cannoniera Edimburgh per tornare a Vienna: in seguito a un viaggio durato quasi 8 mesi muore poco dopo. Il re Ferdinando sposa quindi morganaticamente (per cui moglie e i figli non hanno diritto di successione) con una vedova siciliana, la duchessa Lucia Migliaccio, siamo nel 1814.

Francesco I Duca di Calabria

La Sicilia vuole rendersi indipendente dal regno di Napoli ed istituisce a tal fine la società patriottica realizzando una repressione violenta dei primi martiri dell’indipendenza.

Piuttosto che firmare la Costituzione siciliana del 1812, Ferdinando affida il proprio regno in reggenza al figlio Francesco I. La costituzione siciliana vedeva due attori, da un lato il sovrano e dall’altro gli aristocratici, si tratta di una costituzione su stampo inglese contro il modello invece democratico borghese napoleonico.

Tale costituzione, che favorisce gli aristocratici, è fortemente voluta dal Principe di Jaci e il Principe della Cattolica che vogliono mettersi a capo della stessa, e per tale motivo vengono condannati alla decapitazione.

A re Ferdinando segue quindi il figlio Francesco I duca di Calabria col nome di Francesco I.

Egli è stato dichiarato il più inetto tra i sovrani Borbone, forse a torto. Si tratta di un re particolarmente bigotto che proclama sei mesi di lutto per la morte del padre.